Il didjeridu, o didjeridoo, è costituito da un tronco di eucalipto giovane scavato in natura all’interno dalle termiti che si nutrono delle sostanze organiche presenti nel midollo.
L’origine geografica è da collocarsi in Australia del nord nelle terre di Arnhem, nel Kimberley e nelle zone che si affacciano sul golfo di Carpentaria e risale a migliaia di anni or sono. In realtà è forse il più antico strumento a fiato giunto ai giorni nostri, ma è prima di tutto un'oggetto rituale molto caro al popolo aborigeno australiano.


Djalu Gurruwiwi del clan Galpu (Nhulunbuy- Arnhem Land). Questi strumenti, veramente speciali, sono raccolti e decorati da Djalu e la sua famiglia. Djalu è molto conosciuto in Australia.

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Strumenti simili al didjeridu in Uganda, presso una tribù amazzonica e i tra Banda Linda del centro Africa.

Le AlpHorn del Tirolo e le DunChen del Tibet.


Il nome "didjeridu" o "didjeridoo" è un termine onomatopeico dato dagli inglesi che si origina dal suono stesso dello strumento.
Musicalmente questo strumento si può classificare nella categoria degli aerofoni ad ancia labiale. Soffiando al suo interno, con una particolare tecnica di vibrazione delle labbra e di respirazione, si sviluppano una serie di armonici che si diffondono dall’estremità opposta. La tecnica della respirazione circolare messa a punto dagli aborigeni è unica, nata dall’esigenza di dare continuità al suono.
Oggi viene usato come un vero e proprio strumento inserito nei più disparati generi musicali, ma anche (e qui ritrova parte della sua origine) in musicoterapia e in sedute di meditazione/rilassamento.


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